Ricordo che d’estate mio padre e i suoi
amici risalivano lungo il torrente ormai in secca armati di bastoni.
Qualcuno aveva gli stivali, ma tanti erano a piedi nudi. Muovevano i
sassi e sollevavano quelli più grossi, cercando di intrappolare le
trote nelle poche pozze rimaste. Era una pesca con le mani, e bisognava
essere bravi. Ma quegli uomini erano bravi e con la natura , erano gli anni cinquanta, avevano un
rapporto ben diverso da quello che abbiamo noi.
Mio padre leggeva molto, anche libri di fantascienza, ma mai credo
avrebbe potuto immaginarsi che cinquant’anni dopo sui giornali
sarebbero apparsi articoli nei quali si diceva che la terra era in
pericolo.
“Anno 2009 – scrive Marco Mongello sull’Unità di oggi
– Il pianeta terra è a rischio autodistruzione a causa
dell’inquinamento atmosferico e del conseguente aumento della
temperatura. Nei capannoni di un centro congressi alla periferia di
Copenhagen, i rappresentanti politici di tutto il pianeta si incontrano
per cercare di concordare una riduzione delle emissioni di gas serra,
mentre le telecamere rimbalzano le immagini del summit ai quattro
angoli del globo, tra i grattaceli scintillanti delle metropoli ricche
e inquinanti e tra le baraccopoli delle regioni già sconvolte da
uragani, alluvioni e siccità di un clima impazzito”. E Mongello
continua: “Potrebbe sembrare l’inizio di un racconto di fantascienza,
ma è la realtà”.
Una realtà fuori di senno. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food
International Italia: “Produciamo cibo in eccesso per 12 miliardi di
persone, il doppio della popolazione mondiale, e 1 miliardo di persone
soffre la fame”.
A poche settimane dalla fine del 2009, a Chieti uno spettacolo teatrale messo in scena dall’associazione culturale La Pecora nera
di Lanciano ci ha ricordato che questo è l’anno di Galileo, l’autore
del Dialogo sopra i massimi sistemi e col quale si rivolge al discreto lettore
e alle persone che hanno la mente aperta e in grado di ascoltare con
rispetto anche chi ha idee diverse. Battaglia non facile allora come
oggi dove la censura e la violenza sembrano voler nascondere la verità.
Galileo ha cercato di dire che la scienza deve risultare libera da ogni
cappio ideologico e politico e deve essere strumento di progresso degli
uomini e non fonte della loro distruzione. La Chiesa l’ha costretto
all’abiura. Anche Brecht in un’opera che va sotto il titolo di Cinque difficoltà nello scrivere la verità”, scritta nel 1935, raccontò delle difficoltà che si incontrano nel combattere la menzogna e l’ignoranza e scrivere la verità.
L’altro giorno, sabato 3 dicembre a Roma c’era un fiume
inarrestabile di cittadini che dicevano no a questo regime. La questura
li ha ridotti a 90 mila, i giornali e le tv (non tutti) li hanno fatti
vedere col cannocchiale, non per illuminare un particolare e capire
l’universale, ma per nascondere la moltitudine, anzi la verità. Come
sempre accade.
Tu non sai: ci sono betulle anche di notte
levano le loro radici, e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano o diventano
sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi
diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire. (Alda Merini)