.
Annunci online

 
pagineonline 
pagineonlife - di francesco (pier giuseppe) lo piccolo
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  pagineonlife.wordpress.com
lsdi libertà di stampa
isfreedom.org
misna
difesa informazione
amref
peacelink
articolo11
megachip
nigrizia
peacereporter
donneinnero
pandora tv
reporter senza frontiere
migranti
Human Rights
altre notizie
ejo
il manifesto
arcoiris web tv
lettera22
rue89
  cerca




______________________ ______________________
"...Se voi volete andare in pellegrinaggio
nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto
un italiano per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è
nata la nostra Costituzione".
(Piero Calamandrei, 1955) ______________________ _______________

                        Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una
Licenza Creative Commons.               
______________________

dal blog alla carta

di francesco lo piccolo
164 pagine
Copertina Morbida -
Formato 15x23 - bianco e nero


______________________
TUTTI I POST
PRECEDENTI


POST DICEMBRE la strage di Stato Galileo, la natura, la verità No B Day: io ci sarò POST NOVEMBRE ora la lega vuole le leggi razziali la battuta di Pannella un po’ di viola in attesa del 5.12.09 il processo breve e la dottrina della scienza ancora sul Muro, anzi dopo l’obbedienza non è più una virtù io non dimentico POST OTTOBRE senza illusioni condivido parole e pensieri scritti e suoni sul terremoto questioni d’amore… e di profumo nobel mancato, sfogo in rete da Baaria a Messina

POST SETTEMBRE
l'11 settembre
basta apparire
dame, tria veline e presidenti


POST AGOSTO:
giraffe arancioni e orsi bianchi
le mille gru di sadako


POST LUGLIO:
…mi posso permettere?
editori in Germania
dichiarazione in rete
aderisco allo sciopero contro il decreto Alfano
che culo
G8 in sintesi
il terremoto dell'Aquila, 3 mesi dopo
quando ogni straniero è nemico
questa volta era senza


POST GIUGNO:
promemoria
non crediate che sia finita
le proteste e i nemici del paese
giornali e giornalisti
chi dice legione dice uniforme
home la nostra terra
ancora grazie Obama
Thanks Obama



POST MAGGIO:
ricci pateddi e granci
domanda di riserva
tempo di muri
ancora dubbi?
un caso da empeachment
ma non ha niente addosso
l'Italia è già multietnica
castelli di sabbia



POST APRILE:
piazzisti contro pacifisti
il 25 aprile è tutti i giorni
il 25 aprile, mister B. e la legge 1360
il 25 aprile
commissioni di guerra
il terremoto permanente
terremoti, ronde e paure
il terremoto in Abruzzo
la liberazione di Elena R.



POST MARZO:
tom e il bambino con la fisarmonica
bilanci familiari
bilanci familiari (2)
le ronde di wallander
nel paese dei balocchi
serate romane
public school
capi e copricapi
questioni di vita e di morte

FEBBRAIO:
l'affare atomico
il problema di mills
il voto in sardegna
difesa della costituzione
questioni di coscienza
se fossi eluana-2
senza confronti
con-seguenze

GENNAIO:
la tv al tempo di guerra
io oggi sono ad assisi
a proposito di barzellette
dedicato a chi...
la giornata della memoria
tempo di bavagli

DICEMBRE:
al ministro della virtù
strange fruit
il bosco di Gorra
ensajo sobre a lucidez
intercettazioni di natale
gente di mare
hanno aumentato il 2008

NOVEMBRE:
auguri giovane Obama
la mia america
la castrofe estetica di B
...changeling
chiare fresche et dolci
che mangino briosce

OTTOBRE:
la deriva
quanti li videro...
una candela per Anna
in galera
se fossi eluana
la saggezza della suora
articolo 11
quando eravamo ...
la protesta nelle scuole
a proposito di vespe

SETTEMBRE:
diversi destini
macerie umane
quel 26 settembre '44


Sito denuclearizzato



                                              
guarda anche pagineonlife.wordpress.com



Registra il tuo sito nei motori di ricerca


 

diario | others | il nostro tempo | manifesto antirazzista | calamandrei | fine-vita | nucleare | mussolini era un dilettante |
 
others
1visite.

13 aprile 2010

.




permalink | inviato da fpg50 il 13/4/2010 alle 14:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

7 dicembre 2008

la manifestazione

Spesso ci incontriamo lungo il corso. Qualche tempo fa mi fece anche dono di un suo libro, un’autobiografia ricca di storie, cronache politiche, emozioni. Un lungo viaggio incominciato alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, attraverso i ricordi, i colpi di cannone, i tedeschi, le grotte, la pizze ‘nghe li fojje,, il pci, le campagne elettorali, la nascita dei figli, i nipoti, supercalifragilistichespiralidoso. L’altro giorno mi ha inviato per mail questo testo, un suo racconto, tra le delusioni e le speranze, dal Pci al Pd . Si intitola La manifestazione, lo pubblico qui, come mi ha chiesto con la siglia A.C.

“Fu proprio all'ultimo momento, in zona Cesarini, che Nino decise di partecipare alla manifestazione nazionale del partito che si sarebbe tenuta a Roma il sabato successivo. Aveva titubato a lungo prima di decidere. Ma alla fine si convinse che, al di là di ogni altra considerazione, sicuramente la manifestazione non gli avrebbe fatto male. Anzi, da essa forse poteva venirgli quella boccata di ossigeno di cui sentiva da tempo un forte bisogno. Dal nuovo partito ormai Nino non si aspettava più molto. Vi aveva aderito con convinzione ma, dal momento della sua nascita avvenuta solo pochi mesi prima, troppo spesso i suoi dirigenti lo avevano messo di fronte a scelte sbagliate o incomprensibili che lo facevano solo arrabbiare e gli procuravano depressioni che lo prostravano per giorni. Che lui ricordasse, mai in tutta la sua lunga militanza nel PCI aveva vissuto giornate così! A rendergli la vita amara e il fegato grosso contribuivano molte cose. Ad esempio, i metodi e i comportamenti di tanti dirigenti del nuovo partito, a partire da quelli locali. Litigiosità, arrivismo diffuso, una buona dose di arroganza e sufficienza, spesso inettitudine e insipienza politica, clientelismo e cordate all'ombra di questo o quel maggiorente del partito senza nessun imbarazzo. Per non parlare poi della tendenza ricorrente a decidere in gruppi sempre molto ristretti, nonostante i tanti proclami sul ruolo essenziale degli iscritti e dei cittadini.

A Nino, alla luce della storia e della sua esperienza, sembrava che tutto questo dovesse appartenere alla destra. Si trattava infatti di vizi antichi di tanta parte, schierata appunto in prevalenza a destra, delle classi dirigenti italiane! Ma no, evidentemente le cose non stavano più così, anche a sinistra si era prodotto, su questo terreno, un mutamento di mentalità e di costume. Anche su questo versante il mito del successo a ogni costo aveva fatto proseliti e alimentato l'insofferenza delle regole, il culto della furbizia, l'idea che l'io viene sempre e comunque prima del noi anche quando si appartiene allo stesso partito. Non di rado le cronache giornalistiche avevano raccontato in proposito storie poco edificanti. E ogni volta il povero Nino era costretto a subire un travaso di bile. Che mi tocca leggere!, si sfogava con gli amici. Negli anni della mia militanza nel PCI, ho speso una vita per combattere i governanti dell'epoca che avevano elevato questi vizi a sistema di governo, e oggi me li ritrovo addirittura in casa. Chi l'avrebbe mai detto! E, peggio ancora, ho molti dubbi che il nuovo partito sarà capace di liberarsi di tutto questo ciarpame....C'era poi un altro vizio che gli dava particolarmente fastidio. Ed era il pressappochismo organizzativo di cui dava prova ogni giorno il nuovo partito. Nino, abituato nel PCI al culto dell'organizzazione come strumento essenziale non solo per organizzare le varie attività ma anche per far camminare le idee del partito tra la gente, non riusciva proprio a capire. Eppure, tanti dirigenti provenivano anch'essi dalla storia del PCI e delle sue diverse reincarnazioni successive...

Ma forse una risposta c'era. Ed era da ricercare nella svalutazione alla quale era stata sottoposta per anni la storia della sinistra, senza che nessuno si levasse a difenderla. E i guasti si vedevano. Ma, nonostante le tante delusioni accumulate già in così poco tempo, Nino continuava tuttavia a coltivare dentro di sé una piccola speranza. La speranza che prima o poi, sotto la spinta della realtà, il nuovo partito avrebbe imbroccata la strada giusta e molte cose, che pure erano finite nel dimenticatoio o erano state buttate con spensieratezza alle ortiche dal disprezzo di chi guardava dall'alto in basso alla storia della sinistra dell'ultimo mezzo secolo, sarebbero tornate a rifiorire. E chi può dirlo che non accada anche questa volta?, si diceva anche per consolarsi un po' delle tante arrabbiature. E' capitato già altre volte. Se un'idea, un progetto è dentro la storia, prima o poi le cose cominceranno a funzionare! E tante scorie verranno bruciate! Certo, nessuno sa come finirà quest'avventura, solo il tempo potrà dirlo; ma intanto, con i chiari di luna con i quali oggi la sinistra si ritrova a convivere, forse è il caso di non lasciarsi prendere troppo dalla fretta, di non disperare prima del tempo rischiando così di buttare a mare bambino e acqua sporca....Molti di questi suoi stati d'animo Nino li condivideva spesso con gli amici che, in genere, non la pensavano diversamente da lui. Qualcuno, anzi, era ancora più radicale nei giudizi che dava del nuovo partito. Al contrario però di loro, che non avevano alle spalle esperienze di militanza politica e che perciò non erano abituati a vivere in maniera anche angosciante le tante cose che nel nuovo partito non andavano, Nino invece aveva a tal punto introiettata la esperienza del PCI che essa era diventata in lui come una seconda natura capace di condizionare ancora largamente le sue scelte di oggi, i suoi comportamenti, le sue emozioni. E, in fin dei conti, era proprio da questa sua seconda natura e dalla cultura di cui essa era impregnata che traeva nutrimento la speranza di vedere un giorno finalmente prendere forma e consistenza il partito nuovo che era nelle sue attese. A rifletterci bene, anzi, da qui nasceva anche la sua decisione di andare alla manifestazione.

La convocazione della manifestazione l'aveva convinto che qualche passo avanti nella direzione che lui sperava si stava in fondo facendo. Si chiama finalmente la gente a non fare soltanto da spettatrice, ma a partecipare da protagonista alla battaglia politica. E in tempi nei quali la rassegnazione e una sensazione diffusa d'impotenza sembrano essere diventate la nota dominante di questa Italia sempre più confusa e impaurita, questo è davvero importante! A questo punto, ovviamente, la conclusione del suo ragionamento non poteva essere che una sola: Perché, allora, mancare alla manifestazione? E non cogliere invece questo segnale nuovo e dare, se possibile, un contributo a renderlo più forte e chiaro? Tra le ragioni che avevano convinto Nino ad andare alla manifestazione, ce n'erano naturalmente anche altre. Più personali forse, almeno alcune, ma non meno importanti. Per lui, ad esempio, abituato alle tante manifestazioni fatte con il PCI, ritrovarsi in mezzo a tante persone e soprattutto com'era facilmente prevedibile tra tanti giovani era sempre una festa e lo faceva sentire anche fisicamente bene. Anche per questo non poteva mancare. Ma, al di là di questo aspetto tutto personale, c'era anche un'altra ragione che lo spingeva ad andare. Nino era convinto che la manifestazione poteva essere l'occasione per cominciare a far sentire comunità quella somma di individui che finora avevano detto di riconoscersi nel nuovo partito ma che di fatto erano rimasti estranei l'uno all'altro e ognuno continuava ad andare per conto suo, senza curarsi troppo di incrociare gli altri. Egli infatti sapeva benissimo, sulla base della sua stessa esperienza, che è proprio in queste occasioni che si materializza e prende forma un sentire comune, fatto di idee interessi emozioni, che fa la forza di un partito e la sua capacità di penetrare nelle diverse pieghe della società. Come sapeva benissimo che di questo il nuovo partito aveva davvero un grande bisogno; e non era il caso perciò, anche sotto questo aspetto, di tirarsi fuori.

Egli, inoltre, era sicuro che alla manifestazione avrebbe rincontrato vecchi amici, compagni assidui di altre manifestazioni e lotte ma che non vedeva da tempo, e questo certamente gli avrebbe fatto piacere. Nino non partecipava a manifestazioni ormai da anni. Non perché non avesse voglia di farlo. Ma semplicemente perché nel nuovo partito l'idea stessa della manifestazione non andava molto di moda. Va a capire perché, ma nel nuovo partito erano in molti a non considerare riformiste le manifestazioni. Come se, di fronte a un governo come quello uscito vincitore dalle ultime elezioni che fa macelleria sociale e cerca di imporre una specie di pensiero unico su tutta la società, definendo disfattiste come ai bei tempi del

fascismo le opinioni contrarie a quelle di chi comanda, importante non fosse lottare anche con le manifestazioni contro scelte scellerate e manifestare fosse invece quasi un venir meno alle ragioni del riformismo. Quante dichiarazioni aveva letto in quei giorni, non solo di avversari ma anche di personaggi importanti del proprio campo, che storcevano il naso di fronte all'idea di organizzare come partito una grande manifestazione nazionale. Eppure, per quel che sapeva della storia della sinistra, anche i riformisti e i loro militanti ed elettori avevano un cuore, oltre che un cervello; e ogni volta che i loro capi non avevano saputo tenere assieme cuore e cervello avevano perso. Quante anime belle in giro!, si arrabbiava Nino chiacchierando con gli amici. Pare che per costoro tutta la sostanza del riformismo stia nelle buone maniere; e non invece nei problemi della gente, nelle soluzioni da cercare e proporre, nella capacità di farle camminare e vincere nella società e nelle istituzioni....

Del resto, perché stupirsi?, continuava poi piuttosto sconfortato. Da quando la sinistra è entrata nel tritacarne della crisi, tutto sembra girare alla rovescia... E i discorsi strani, purtroppo, non sono solo questi. Nino, ad esempio, ricordava molto bene quelli che si facevano quando si trattava di mettere in piedi il nuovo partito. In quel periodo se ne sentivano di tutti i colori, ma il discorso che l'aveva più colpito fu certamente quello sul partito liquido. Oggi, per fortuna, quel discorso non andava più molto di moda, ma i suoi danni purtroppo continuava a provocarli perché, nella pratica, il nuovo partito liquido era nato e liquido era rimasto nonostante tutte le proclamazioni in senso contrario. Del resto, perché chi aveva il pallino in mano e aveva in questo modo il pieno controllo della situazione avrebbe dovuto cambiare? Un partito senza organizzazione, senza gruppi dirigenti eletti: questo, in sostanza, il nerbo del discorso. Quello che contava era il leader. Quello nazionale naturalmente; e poi a cascata, scendendo per li rami, i tanti capi e capetti nei vari territori. Di ciò che una volta dava significato alla parola partito, sembrava non ce ne fosse ormai più proprio bisogno...L'idea del partito liquido faceva accapponare la pelle al povero Nino, anche se qualche volta la metteva sullo scherzo. Nella sua grande stagione, ricordava Nino, quando nel secolo scorso essa fu al centro di grandi battaglie di progresso civile e sociale delle masse lavoratrici, la sinistra era rappresentata dai simboli del lavoro. Al momento in cui essa si infilò nel tunnel della crisi, i suoi simboli divennero piante e fiori, quasi a marcare un distacco dai ceti che aveva fino ad allora rappresentato. Ora addirittura ci si butta sul liquido... Ma per andare dove, con chi e per che cosa? Egli proprio non capiva. E si sfogava stizzito con gli amici: Ma che partito è un partito non partito, liquido appunto e quindi per definizione instabile, mutevole, inafferrabile. Nel quale, detto alla buona, alla fine dei conti sono pochi quelli che contano e decidono, mentre il popolo sempre invocato naturalmente è solo destinato a votare o, al massimo, per i più volenterosi, a fare i galoppini in tempo di elezioni! Chissà, aggiungeva poi Nino, forse in qualche altra parte del mondo queste idee funzionano. Ma qui in Italia...

In Europa, da quando sono stati inventati, i partiti sono sempre stati idee, organizzazione, militanza, gruppi dirigenti plurali capaci di assumersi in ogni momento le proprie responsabilità, dibattito, partecipazione diffusa alle decisioni. Qualcosa di concreto, insomma, visibile e percepibile ovunque nella società, oltre che nelle istituzioni; e di cui si conoscevano anche gli indirizzi e le sedi sul territorio. Non questa specie di folletto sfuggente, che esiste e non esiste e non si sa esattamente cos'è...! Non lo voleva confessare a se stesso, ma il timore di Nino era, con tutta la confusione che si vedeva in giro e i tanti discorsi bizzarri che si ascoltavano, che ormai la sinistra non fosse più in grado di superare la sua crisi e trovare la strada di un nuovo cammino. A volte, anzi, aveva anche la sensazione che tutto quello che lui, e gli altri come lui, avevano fatto nel corso dell'ultimo mezzo secolo per aprire nuove strade al progresso civile e sociale, e che era anche costato non pochi sacrifici, fosse stato inutile, uno spreco, un fallimento. E che una grande esperienza collettiva che aveva coinvolto milioni di persone non rappresentasse un patrimonio da salvaguardare e utilizzare, certo nel modo che oggi la situazione richiedeva, ma piuttosto da dimenticare se non proprio da buttare, tanta sembrava essere la distanza tra quel che ieri era stata la sinistra e quel che essa sembrava volesse essere oggi. E allora?, si chiedeva il povero Nino. Aveva ancora senso per lui, come per i tanti che venivano dalla sua stessa storia, stare ancora sulla breccia e impegnarsi per il nuovo partito? O non era il caso di gettare la spugna, e che le cose andassero come sapevano e potevano? Certo, a questo punto, non sarebbe stata una bella vecchiaia la sua, fatta solo di passato e senza speranze per il futuro. Ma finora egli aveva sempre reagito a questi stati d'animo. E, nonostante il senso di impotenza che spesso lo prendeva, aveva cercato anche di battersi per affermare idee diverse. Voleva, anzi, ancora oggi continuare a farlo, senza rassegnarsi alle nuove mode. In questo gli era di sostegno la cultura che si portava dietro e che lo spingeva ancora oggi nonostante i tanti disincanti della vita a scommettere sul futuro e, soprattutto, a essere convinto che la realtà stessa avrebbe prima o poi fatto rialzare la testa a tanta gente e diradato le nebbie del conformismo e della rassegnazione e, su questa via, fatte riemergere finalmente le ragioni della sinistra e della necessità di utilizzare tutte le risorse, anche umane, di cui essa poteva disporre e di dotarsi, per affermarle, di politiche e strumenti certo nuovi ma anche efficaci.

Un altro discorso che Nino non capiva, a maggior ragione in quei giorni visto come si comportava la nuova maggioranza di destra, era quello sul dialogo. Con il governo naturalmente. Non che in sé questo discorso non avesse senso e non fosse condivisibile. Ma con il nuovo governo e il suo capo che andavano avanti per la loro strada come un carro armato, che senso aveva continuare a ripetere quel mantra: dialogo dialogo dialogo... Del resto, che bisogno avevano i nuovi governanti di dialogare con l'opposizione quando la gente, qualunque cosa essi facessero e dicessero, stava con loro? Forse, se subivano qualche colpo e iniziavano ad avere problemi con il loro elettorato, essi stessi avrebbero cominciato ad avvertire il bisogno quanto meno di un confronto con l'opposizione... Per fortuna, però, nelle ultime settimane anche i dirigenti del nuovo partito sembravano cominciare a rendersi conto che forse conveniva battere altre strade; e la convocazione della manifestazione nazionale ne era appunto la prova. Questo rincuorò Nino. Non era possibile continuare ad assistere inerti alle nefandezze del nuovo governo e a bamboleggiare con il vecchio mantra del dialogo. E poi, in giro, si cominciava a respirare aria nuova. Perché non capirlo e trarne subito le giuste conseguenze? La gente cominciava ad avvertire sempre più pesantemente sulla propria pelle gli effetti perversi della politica governativa che si sommavano ai colpi micidiali che si stavano in quelle settimane abbattendo sui redditi più bassi a causa della crisi finanziaria arrivata da oltreoceano e che minacciavano disastri anche per l'occupazione di centinaia di migliaia di persone, senza distinzioni di età. La crisi dell'economia stava diventando sempre di più un incubo per tutti. Giovani, gente di mezza età o agli sgoccioli della propria attività lavorativa, pensionati. Quanti di quei giovani che Nino conosceva avrebbero perso di lì a qualche mese il lavoro e quanti, con la crisi incombente, avrebbero mai potuto riaverlo anche soltanto precario? E quanti quarantenni e cinquantenni sarebbero caduti sotto la mannaia del licenziamento, con la quasi certezza che un lavoro stabile, e forse anche solo un lavoro, non l'avrebbero mai più avuto? E i tanti anziani con pensioni basse, che fine avrebbero fatto? Nelle periferie delle grandi città, ogni tanto si leggeva di anziani che rubavano cibo nei supermercati...

Bene, pensava Nino, se in un momento come questo il nuovo partito non sente la necessità di far prorompere con forza sulla scena della politica i bisogni della gente e di dar loro voce e rappresentanza, che ne sarà del futuro di questo partito? E che ne verrà a chi oggi soffre la crisi terribile che si sta abbattendo sulla povera gente? Beh, la risposta non era difficile. Chi oggi non ha ragione di pensare di poter uscire da solo dalla condizione di difficoltà nella quale si trova e non vede in giro nessuno che voglia aiutarlo a superare la muraglia, altro non può fare che consegnarsi mani e piedi alla rassegnazione. E sperare in qualche tozzo di pane da parte di chi comanda. Non penserà certo a dare una mano a irrobustire un partito che non incrocia e non fa propri i suoi problemi. Ma le cose, rifletteva Nino, per fortuna cominciano a muoversi nel modo giusto e chissà che finalmente il nuovo partito, dalla melassa che è, non si trasformi in un nuovo principe capace di scalare le montagne... Non che pensasse al miracolo, naturalmente. Come ben sapeva, i miracoli accadono solo nelle favole e nei libri di religione. A lui bastavano i piccoli passi. Bene, portandosi dietro questa speranza ma anche il carico di delusioni e dubbi, il sabato successivo Nino andò alla manifestazione. Si ritrovò davvero in mezzo a un mare di gente. E questo, come raccontò poi agli amici che se n'erano restati a casa, non solo lo fece felice ma gli diede la sensazione, anche fisica, che forse davvero questa volta il nuovo cammino era iniziato e che la larva cominciava finalmente a farsi farfalla! E' vero, aggiunse, una rondine non fa primavera. Ma la sua comparsa è ugualmente importante. E poi non è detto che presto non ne arrivino altre. E io, comunque, lo spero ancora....Gli amici non commentarono queste sue ultime parole. Era evidente che c'era parecchio scetticismo in loro. A ben vedere, però, non si poteva dire che un certo scetticismo non fosse presente anche in lui.

La sua seconda natura infatti non mancava di farsi sentire anche questa volta, mantenendo accesa la fiammella della speranza. Ma restavano intatti anche i dubbi su tanti aspetti della vita del nuovo partito e su ciò che esso voleva diventare da grande. La straordinaria riuscita della manifestazione non li aveva affatto cancellati. (A.C.)




permalink | inviato da fpg50 il 7/12/2008 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

30 novembre 2008

il carcere che ancora non c’è

Lo chiamavano “il boia”. Era una storia di omicidi, rapine, evasioni. Ma il tempo cambia. E Vincenzo Andraous è diventato un’altra persona. Oggi lo chiamano “il poeta”. Anche grazie a sua figlia Ylenia che lui definisce la “rivincita più grande”. Condannato all’ergastolo, detenuto nel carcere di Pavia da quasi trent’anni, Vincenzo Andraous da sette anni usufruisce di permessi premio e lavoro esterno in articolo 21. Ora è in regime di semilibertà e svolge attività di tutor presso la Comunità “Casa Del Giovane “di Pavia. Uno tra i tanti suoi libri: “Oltre il carcere. Per incontrare l’altro e liberare la libertà”.

Andraous mi ha mandato un suo scritto che ha intitolato: “articolo sul carcere che ancora non c’è”. E che posto qui: “Rimbomba un silenzio che fa baccano, ma nessuno intende farsene carico, neppure della pietà della morte, quella che dovrebbe indignare le coscienze, perché ingiustificata, spettacolarizzata, dimenticata. Sulla condizione del carcere italiano, ognuno indica le cause, le deficienze, le cure e gli interventi da apportare, le urgenze non più procrastinabili per tentare di riconsegnare al carcere la propria utilità. Eppure rimane sempre più incancrenito l’isolamento a cui è costretto, l’emarginazione a cui non si riesce a dare un senso, come se circondare il tempio del castigo con un incessante sequestro dei bisogni, primo tra tutti il non rispettare la dignità della persona, fosse il metodo meno costoso in termini di investimenti finanziari e di professionalità umane.

Il carcere non è un universo chiuso in se stesso, infatti un esercito di volontari varca ogni giorno quei cancelli per dare conforto e assistenza, poco importa se ciò avviene mantenendo inalterato il meccanismo perverso che il sistema penitenziario riproduce quotidianamente. Il carcere è opposto e contrario a quanto auspicato dalla nostra carta magna nell’art. 27, perché in una condizione di morte e di abbandono affettivo e culturale, non è possibile generare rieducazione né risocializzazione, tanto meno consolidare il valore della pazienza della speranza, annullando la pazienza della disperazione. Un mero contenitore da fare rotolare sopra gli ammanchi intellettuali, in queste restrizioni solidaristiche, dovrebbe comunque assolvere alla richiesta di sicurezza della società, contrastare subculture, autismi istituzionali che partoriscono cittadinanze disperanti. Non è lecito contemplare pietà, né carità, dentro una pena che passa avanti sulla morte di tanti ragazzi-cittadini detenuti, dall’inizio dell’anno quanti sono stati i decessi per suicidio e connessi, una moltiplicazione da non potere passare inosservata, eppure è quello che accade tra cecità e sordità dei numeri, soprattutto dei silenzi colpevoli. Forse sul mondo capovolto del carcere, delle sue celle stracolme, a intorbidire oltremodo il disagio, c’è una letteratura grossolana, che avvolge quella sorta di terra di nessuno e la popolazione detenuta, rendendo impossibile uscire dalle menzogne costruite a arte, uscire dalla ideologia mascherata di giustizia, uscire da un giustizialismo di periferia, uscire dalla costrizione a sopravvivere violentemente e miserabilmente. Forse il metodo da adottare e portare avanti per riuscire ad accettare le prove della vita, anche le più dure, sta nel tentare di delineare progetti futuri, che vedano il detenuto impegnato in prima persona. Infatti è al detenuto (giustamente) che si chiede di fare autocritica, di accettare l’accompagnamento in un tragitto di vita privo di libertà, a causa delle proprie azioni sbagliate.

C’è bisogno di educare alla vita, senza falsi moralismi, ma attraverso una relazione, un rapporto con la società, perché è solo nell’incontro con l’altro che esiste possibilità di uscire dal proprio sé. Chissà non ci aiuti un po’ il pensare che occorre riparare al male fatto, continuando a sopravvivere, e magari tentando di diventare migliori di quando siamo entrati, nonostante il carcere e le sue inaccettabilità, intendendo questa sfida una conquista di coscienza, non certamente una disattenzione statuale. (Vincenzo Andraous)”.

sfoglia
dicembre       
 
 

Sito denuclearizzato