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"...Se voi volete andare in pellegrinaggio
nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto
un italiano per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è
nata la nostra Costituzione".
(Piero Calamandrei, 1955) ______________________ _______________

                        Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una
Licenza Creative Commons.               
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dal blog alla carta

di francesco lo piccolo
164 pagine
Copertina Morbida -
Formato 15x23 - bianco e nero


______________________
TUTTI I POST
PRECEDENTI


POST DICEMBRE la strage di Stato Galileo, la natura, la verità No B Day: io ci sarò POST NOVEMBRE ora la lega vuole le leggi razziali la battuta di Pannella un po’ di viola in attesa del 5.12.09 il processo breve e la dottrina della scienza ancora sul Muro, anzi dopo l’obbedienza non è più una virtù io non dimentico POST OTTOBRE senza illusioni condivido parole e pensieri scritti e suoni sul terremoto questioni d’amore… e di profumo nobel mancato, sfogo in rete da Baaria a Messina

POST SETTEMBRE
l'11 settembre
basta apparire
dame, tria veline e presidenti


POST AGOSTO:
giraffe arancioni e orsi bianchi
le mille gru di sadako


POST LUGLIO:
…mi posso permettere?
editori in Germania
dichiarazione in rete
aderisco allo sciopero contro il decreto Alfano
che culo
G8 in sintesi
il terremoto dell'Aquila, 3 mesi dopo
quando ogni straniero è nemico
questa volta era senza


POST GIUGNO:
promemoria
non crediate che sia finita
le proteste e i nemici del paese
giornali e giornalisti
chi dice legione dice uniforme
home la nostra terra
ancora grazie Obama
Thanks Obama



POST MAGGIO:
ricci pateddi e granci
domanda di riserva
tempo di muri
ancora dubbi?
un caso da empeachment
ma non ha niente addosso
l'Italia è già multietnica
castelli di sabbia



POST APRILE:
piazzisti contro pacifisti
il 25 aprile è tutti i giorni
il 25 aprile, mister B. e la legge 1360
il 25 aprile
commissioni di guerra
il terremoto permanente
terremoti, ronde e paure
il terremoto in Abruzzo
la liberazione di Elena R.



POST MARZO:
tom e il bambino con la fisarmonica
bilanci familiari
bilanci familiari (2)
le ronde di wallander
nel paese dei balocchi
serate romane
public school
capi e copricapi
questioni di vita e di morte

FEBBRAIO:
l'affare atomico
il problema di mills
il voto in sardegna
difesa della costituzione
questioni di coscienza
se fossi eluana-2
senza confronti
con-seguenze

GENNAIO:
la tv al tempo di guerra
io oggi sono ad assisi
a proposito di barzellette
dedicato a chi...
la giornata della memoria
tempo di bavagli

DICEMBRE:
al ministro della virtù
strange fruit
il bosco di Gorra
ensajo sobre a lucidez
intercettazioni di natale
gente di mare
hanno aumentato il 2008

NOVEMBRE:
auguri giovane Obama
la mia america
la castrofe estetica di B
...changeling
chiare fresche et dolci
che mangino briosce

OTTOBRE:
la deriva
quanti li videro...
una candela per Anna
in galera
se fossi eluana
la saggezza della suora
articolo 11
quando eravamo ...
la protesta nelle scuole
a proposito di vespe

SETTEMBRE:
diversi destini
macerie umane
quel 26 settembre '44


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25 aprile 2009

il 25 aprile, Mister B e la legge 1360

"...se vi sentono quelli della Muti ...zitti, zitti, se no finite nei campi in Germania". "Attenti, c'è la banda Carità, se ti prendono prima ti torturano, poi ti uccidono". "La banda Cock fa di peggio".
 
Non so quanti possono ancora ricordare frasi così. Le dicevano impauriti i nostri padri e le nostre madri negli anni del fascismo e della Rsi. Le dicevano gli antifascisti, gli operai in sciopero che difendevano le fabbriche dai tedeschi, i partigiani, le donne, i vecchi. E gli ebrei in fuga. Gente massacrata nelle carceri, nei campi di concentramento, fucilata, mitragliata alle spalle, impiccata sugli alberi nelle piazze delle città e dei paesi con un cartello appeso al collo con la scritta bandito. Vittime degli uomini di Pavolini, della Banda Carità, della Muti, delle Brigate nere della Decima MAS. O dei corpi scelti che avevano giurato fedeltà a Hitler come le SS italiane, 15-20 mila persone, mostrine rosse e nere, sui berretti e sugli elmetti il “teschio d’argento”, sul bavero le due S stilizzate. Corpi scelti voluti dallo stesso Mussolini a metà settembre del 1943, dopo la sua liberazione dalla prigionia sul Gran Sasso. Gente che aveva giurato così: "Di fronte a Dio presto questo sacro giuramento: che nella lotta per la mia patria italiana contro i suoi nemici sarò in maniera assoluta obbediente ad Adolf Hitler supremo comandante dell'esercito tedesco, e quale soldato valoroso sarò pronto in ogni momento a dare la mia vita per questo giuramento".

"Uomini razzialmente e fisicamente scelti", come recitava un loro manuale, arruolati da Himmler come pure vennero arruolati anche fiamminghi, valloni, francesi, olandesi, norvegesi, ungheresi, albanesi, croati, lettoni, estoni e di ucraini, bulgari. Usati per attività di spionaggio, e per lo più in operazioni di polizia e di rastrellamento antipartigiano. Autori di stragi. A Bucine, Cavriglia, Civitella della Chiana, nell’aretino, e a Bardine di San Terenzio in provincia di Massa Carrara, dove al comando del maggiore Walter Reder massacrarono 160 civili rastrellati nella vicina Pietrasanta. L’elenco potrebbe continuare. Alcune testimonianze parlano anche di una partecipazione, il 12 agosto 1944, alla strage di Sant’Anna di Stazzema, quando vennero massacrate 560 persone, 150 delle quali bambini sotto i 14 anni. Un contributo di orrore e di ferocia che si espresse anche in altri campi: nei corpi delle polizie speciali che infestarono l’Italia (assai noto il caso della cosiddetta “banda Carità”, guidata da uno dei più sanguinari torturatori della RSI che operò a Firenze, Padova e Vicenza, e che si presentava come ufficiale delle SS) e soprattutto, con funzioni da aguzzini, nel lager-crematorio della Risiera di San Sabba a Trieste. Si sciolsero nell’aprile del 1945: qualcuno si diede alla fuga all’estero, qualcuno venne catturato e ucciso, qualcun altro processato, tanti uscirono dalla guerra indenni.


Un esercito di massacratori: tra loro anche quelli che con l’aiuto dei prefetti e dei questori andavano a caccia di ebrei. Succedeva anche a Varese terra di frontiere dove la collaborazione tra Rsi e comando tedesco fu totale e fondamentale. A Varese c’erano le maggiori fabbriche belliche, la Macchi e l’Agusta tanto per fare dei nomi che producevano aerei per i tedeschi e per la Rsi, e anni prima le bombe usate nella guerra d’Africa. Terra strategica, ma anche punto di passaggio per la fuga in terra svizzera per 80 mila e più persone tra militari, civili ed ebrei. E ovviamente zona più che mai controllata dai tedeschi e dai fascisti per far fallire i tentativi di fuga e impedire formazioni di bande armate. Dal rapporto del colonnello Marcello Mereu comandante della Legione guardia nazionale: “E’ così che la corsa degli ebrei verso la ospitale terra elvetica rifugio di rabbini per tentare di sottrarsi alle provvidenziali leggi fasciste viene ostacolata dalle vigili pattuglie della guardia nazionale che vigilano per sfatare ogni attività minacciosa e oscura di questi maledetti figli di giuda”.

E fascisti italiani aiutarono i tedeschi anche nei rastrellamenti e nelle impiccagioni a Bassano del Grappa. (ne ho parlato lo scorso anno nel post dal titolo "Quel 26 settembre '44"). Erano uomini della Legione Tagliamento, erano le Brigate Nere di Vicenza e di Treviso. Erano italiani della Guardia nazionale repubblicana. Furono loro che aiutarono i soldati tedeschi a infilare le teste delle vittime dentro i cappi. Anni dopo, a guerra finita, molti di loro vennero processati nei tribunali militari e civili, condannati e presto rimessi in libertà grazie alle amnistie.

…e oggi, 25 aprile, mentre si festeggia la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, mentre i soliti noti si sono messi a parlare a sproposito di partigiani buoni e di partigiani cattivi, mentre scende in campo Mister B, alla Camera pende la proposta di legge numero 1360 presentata da una quarantina di deputati. Proposta oscena secondo la quale per i reduci di Salò “combattenti cresciuti nella temperie culturale guerriera e imperiale del ventennio [che] ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente…è finalmente possibile quella rimozione collettiva della memoria ingrata di uno scontro che fu militare e ideale…[oltre a] un assegno vitalizio annuo non reversibile di euro 200 … [e] l’onorificenza dell’Ordine del Tricolore”.
...l’amnistia non gli bastava.

per saperne di più: Convegno "La Rsi: la Repubblica voluta da Hitler" - Teatro del Vittoriale, Gardone Riviera, 22 aprile 2005

27 gennaio 2009

la giornata della memoria

La stella appuntata sul petto degli ebrei non mi è mai piaciuta. Fin da ragazzo ho avuto un senso di fastidio e ho sofferto come sa soffrire un bambino per quelle povere persone costrette a subire disprezzo e odio. Ricordo vecchie foto d’epoca: la stella è cucita sui lunghi cappotti degli anziani e sulle giacchette dei bambini con le mani alzate. Con quella stella cominciava una storia  di privazioni, violenze, morte. Libri e film, tantissimi, ci raccontano questa tragedia e ce la ripropongono in tutta la sua atrocità. “Portiere di notte”, “La caduta degli dei”, sono i più vecchi film  che mi vengono in mente. Come pure mi ricordo della ragazza ebrea interpretata da una giovane Carla Gravina in fuga con la sua valigia nel bellissimo “Tutti a casa” del ’60 di Comencini.

Ma la stella, di colore giallo-oro e la scritta jude, in realtà non era unica. Infatti, nei lager nazisti, per gli internati politici veniva usato il triangolo rosso, e per le lesbiche il triangolo nero, per gli omosessuali il triangolo rosa, ed ancora per i Testimoni di Geova il triangolo viola, per gli zingari il triangolo nero, per gli immigrati il triangolo blu e il triangolo verde. I generali di Hitler le chiamavano “direttive per  campi”, il pannello con i simboli era appeso nelle stanze dei generali all’interno dei lager. Erano direttive di discriminazione, di identificazione del diverso. Simboli razzisti accompagnati da un altro simbolo: il numero che veniva impresso col fuoco sui polsi delle tante vittime. Tra loro anche disabili, sbandati, asociali, antifascisti. Tutti nei lager.

Un anno fa, a San Rossore, in occasione del 70° anniversario della promulgazione delle leggi razziali, avvenuta nella Tenuta di San Rossore il 5 settembre 1938 dal re d’Italia Vittorio Emanuele III, il presidente della Regione Toscana ha chiesto al professor Marcello Buratti di coordinare la stesura di un “Manifesto degli scienziati antirazzisti”, specularmene opposto a quello del 1938. L’ho messo nella home del mio blog la scorsa settimana. E’ la mia bandiera. E oggi che è il Giorno della memoria - la giornata nella quale si ricordano le vittime delle persecuzioni fasciste e naziste degli ebrei, degli oppositori politici, di gruppi etnici e religiosi dichiarati da Hitler  indegni di vivere  - oggi penso che quel manifesto è più attuale che mai, e che non c’è memoria se la memoria non è accompagnata dalla comprensione del senso di quelle atrocità. Perché non è stato affatto un buco nero della nostra storia, non una parentesi e non un abisso.  Certo contano i numeri, ma quello che più conta è che è avvenuto perché alla base c'era l’odio razziale. Perché nella nostra bella Italia ed Europa c’era e c’è ancora chi non vuole ammettere che le razze non esistono, e che l’unica razza è quella umana.

Dov’è la nostra memoria se prendiamo le impronte ai rom? Io so rispondere: non c’è memoria. E non c’è più memoria quando si propone una tassa agli immigrati, e quando si chiede agli stranieri di pregare nella nostra lingua e non nella loro, e quando si creano i "centri di detenzione per immigrati clandestini", e ancora quando si chiede agli stranieri di adeguarsi alla nostra cultura e alle nostre tradizioni. Perché non esistono corpi estranei da inglobare…perché questo voler inglobare significa vedere l’altro come subalterno, in definitiva un razza inferiore. Non c’è memoria quando c’è tutto questo. Tolleranza, fermezza, patria…tutto questo è già razzismo…e la giornata della memoria tanto cara e tanto celebrata rischia di diventare, ho persino paura di dirlo, una festa, festa religiosa e pagana insieme, un giorno dove tutti o quasi diventano buoni. E le cerimonie e i viaggi ad Auschwitz dove studenti e adulti, in massa, si fanno foto e comprano souvenir, rischiano di diventare - io temo -  come il panettone a natale, la colomba a pasqua, i baci perugina nel giorno di san valentino.

In Svezia c’è un albero di 8 mila anni. In Sardegna, nell’Olgiata c’è un olivastro che di anni ne ha circa 2 mila. Quest’ultimo l’ho visto: con mia moglie e i miei figli, ancora piccolini, abbiamo provato ad abbracciarlo... Io oggi vorrei essere quegli alberi, vorrei poter vedere tutto quello che hanno visto. O almeno mi piacerebbe che sapessero parlare. E allora mi farei raccontare la parabola di questa vita. Forse mi direbbero cose che ho imparato a scuola quando facevo le medie…Mi farei raccontare dei viaggi degli arabi per portare nel mondo la filosofia greca, la medicina, la musica, la matematica. Altro che origini giudeo-cristiane. Mi farei raccontare che non c’è occidente senza oriente e viceversa. Mi farei raccontare dei viaggi di Marco Polo e delle tratte dei negri e poi delle inutili guerre, e degli sbarchi degli immigrati. Ascolterei le storie di viaggio dei primi africani nel mondo, fino a quelle dei miei miei parenti lontani che emigrarono in America con la valigia di cartone o in Belgio a morire nelle miniere. Mi farei raccontare dei migranti ebrei e zingari. Mi farei dire che siamo meticci e che la nostra unica razza è quella umana. Nella giornata della memoria. Perché le vittime di ieri sono le vittime di oggi, a cominciare da quei migliaia di migranti morti in mare.

Le vittime del nazismo- stime: 6 milioni di ebrei, da 3 a 6 milioni di civili slavi, da 2 a 4 milioni di prigionieri di guerra, da 1 a 1milione e mezzo di dissidenti, 200-800 mila tra rom e sinti, 300 mila disabili, da 10 mila a 250 mila omosessuali, 2 mila Testimoni di Geova…

Cose da non fare:
equiparare per legge partigiani e repubblichini;
riabilitare il vescovo negazionista dell’olocausto Williamson;
giustificare lo stato di Israele di oggi per le sofferenze patite dagli ebrei di ieri;
acquistare Libero e gli inserti dedicati a Mussolini

una cosa da fare:
ricordare tra le tante tragedie, la strage di Pietransieri in Abruzzo: 64 donne e 34 bambini - il più grande aveva 10 anni - uccisi dai nazisti perché avevano disatteso il bando di sfollamento emanato il 30 ottobre del ’43 dal generale Kesserling. Si erano nascosti nelle masserie nel bosco di Lemmari. Le mitraglie li fecero a pezzi.

Una libro da leggere:  "Quattro ore a Chatila",  libro testimonianza di Jean Genet su quanto avvenne nei campi palestinesi di Sabra e Chatila, a Beirut, nel settembre 1982 dove duemila persone tra donne, bambini e vecchi, vennero massacrate e mutilate dai falangisti cristiani maroniti alleati di Israele.

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