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dal blog alla carta
di francesco lo piccolo 164 pagine Copertina Morbida - Formato 15x23 - bianco e nero
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"...Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione".
(Piero Calamandrei, 1955)
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TUTTI I POST PRECEDENTI
POST DICEMBRE
la strage di Stato
Galileo, la natura, la verità
No B Day: io ci sarò
POST NOVEMBRE
ora la lega vuole le leggi razziali
la battuta di Pannella
un po’ di viola in attesa del 5.12.09
il processo breve e la dottrina della scienza
ancora sul Muro, anzi dopo
l’obbedienza non è più una virtù
io non dimentico
POST OTTOBRE
senza illusioni
condivido
parole e pensieri
scritti e suoni sul terremoto
questioni d’amore… e di profumo
nobel mancato, sfogo in rete
da Baaria a Messina
POST SETTEMBRE
l'11 settembre
basta apparire
dame, tria veline e presidenti
POST AGOSTO:
giraffe arancioni e orsi bianchi
le mille gru di sadako
POST LUGLIO:
…mi posso permettere?
editori in Germania
dichiarazione in rete
aderisco allo sciopero contro il decreto Alfano
che culo
G8 in sintesi
il terremoto dell'Aquila, 3 mesi dopo
quando ogni straniero è nemico
questa volta era senza
POST GIUGNO:
promemoria
non crediate che sia finita
le proteste e i nemici del paese
giornali e giornalisti
chi dice legione dice uniforme
home la nostra terra
ancora grazie Obama
Thanks Obama
POST MAGGIO:
ricci pateddi e granci
domanda di riserva
tempo di muri
ancora dubbi?
un caso da empeachment
ma non ha niente addosso
l'Italia è già multietnica
castelli di sabbia
POST APRILE:
piazzisti contro pacifisti
il 25 aprile è tutti i giorni
il 25 aprile, mister B. e la legge 1360
il 25 aprile
commissioni di guerra
il terremoto permanente
terremoti, ronde e paure
il terremoto in Abruzzo
la liberazione di Elena R.
POST MARZO:
tom e il bambino con la fisarmonica
bilanci familiari
bilanci familiari (2)
le ronde di wallander
nel paese dei balocchi
serate romane
public school
capi e copricapi
questioni di vita e di morte
FEBBRAIO:
l'affare atomico
il problema di mills
il voto in sardegna
difesa della costituzione
questioni di coscienza
se fossi eluana-2
senza confronti
con-seguenze
GENNAIO:
la tv al tempo di guerra
io oggi sono ad assisi
a proposito di barzellette
dedicato a chi...
la giornata della memoria
tempo di bavagli
DICEMBRE:
al ministro della virtù
strange fruit
il bosco di Gorra
ensajo sobre a lucidez
intercettazioni di natale
gente di mare
hanno aumentato il 2008
NOVEMBRE:
auguri giovane Obama
la mia america
la castrofe estetica di B
...changeling
chiare fresche et dolci
che mangino briosce
OTTOBRE:
la deriva
quanti li videro...
una candela per Anna
in galera
se fossi eluana
la saggezza della suora
articolo 11
quando eravamo ...
la protesta nelle scuole
a proposito di vespe
SETTEMBRE:
diversi destini
macerie umane
quel 26 settembre '44
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31 gennaio 2010
la legge è uguale per tutti
Il popolo viola è tornato in piazza. C’ero anch’io, e quando sono
andato via ero un po’ più felice. E il sorriso mi è rimasto addosso e
mi ha accompagnato per il resto della giornata.
| inviato da fpg50 il 31/1/2010 alle 0:14 | |
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27 gennaio 2010
politiche per l'integrazione
Cinquecento euro e il viaggio di ritorno pagato a quegli immigrati che
sceglieranno di restituire il permesso di soggiorno e rientrare nel
proprio Paese, con la garanzia di non fare ritorno in Italia per almeno
5 anni. Accade a Brescia e l’operazione – definita “ritorno volontario
assistito” – è stata annunciata dal sindaco di Brescia Adriano Paroli
(Pdl) che si è ispirato al progetto Nirva (Network italiano per i
rimpatri volontari assistiti per rifugiati, vittime della tratta di
esseri umani o stranieri con permessi temporanei.). Obiettivo del
progetto bresciano: aiutare tutti gli immigrati che vogliono tornare in
patria.
Alla faccia delle politiche dell’integrazione. Sinceramente, questo progetto non mi convince. Soprattutto oggi 27 gennaio, la giornata della memoria. E intanto penso anche a un mio vecchio post dal titolo: a proposito di vespe.
Post scriptum per leghisti, razzisti, padani, per tutti coloro che credono nelle radici e non sanno nulla di geologia, dinamiche della crosta terrestre, etc: "... la scienza prevede che l'Italia perderà la sua conformazione fisica di penisola e si salderà con la regione balcanica: monti che si uniscono a monti, l'Adriatico trasformato in lago, parte della Sicilia spostata a Nord Ovest".
brescia
adriano paroli
progetto nirva
| inviato da fpg50 il 27/1/2010 alle 15:12 | |
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11 gennaio 2010
i vermi del fuoco
L’opera di disgregazione sotterranea continua con forza, i “vermi del fuoco” dell’ Oberförster sono diventati ancora più potenti: ferro e fuoco e distruzione si abbattono sulle scogliere di marmo (Ernst Jünger scrisse "Sulle scogliere di marmo" all’indomani della notte dei cristalli)
L’odio seminato da Bossi e dagli altri uomini del partito della Lega continua a dare i suoi frutti. E l’ultimo frutto è quello che è accaduto a Rosarno. E il nome di questo frutto è razzismo. A Cortina in un incontro pubblico con il sindaco di Roma Alemanno e la presidente del Pd Bindi, Gian Antonio Stella ha detto: “Era cominciata con le battute è finita con Sebrenica…la storia qualche volta va a ripetersi, non prendiamo sotto gamba la violenza e questo crescente tasso di odio…mi chiedete se siamo diventati razzisti? La verità è che lo siamo sempre stati”.
Gli alberi del sud danno uno strano frutto, sangue sulle foglie e sangue sulle radici, un corpo nero si agita nella brezza del sud, strano frutto che penzola dagli alberi di pioppo. (
Billie Holiday – Strange Fruit)
…In questo mondo multiculturale, le persone di altre culture chiedono di essere trattate da uguali, di essere rispettate e accolte con benevolenza. È scontato che non esistano culture superiori o inferiori, e che le differenze siano solo il risultato di particolari condizioni geografiche e storiche. Il problema è che sappiamo poco delle altre culture, e invece di aspirare a una conoscenza decente tendiamo ad accontentarci di stereotipi falsi e facili.…Erodoto questo lo aveva capito benissimo. Meglio ancora, sapeva che solo la conoscenza reciproca rende possibile la comprensione e la comunicazione come unica strada verso la pace e l’armonia, la collaborazione e lo scambio”. (Ryszard Kapuscinski su “Internazionale” 515, del 20 novembre 2003).
…La scelta davanti alla quale – migliaia di anni fa – si è trovato il gruppo dei nostri antenati si ripropone oggi a tutti noi, e con la stessa intensità: una scelta categorica e fondamentale. Comecomportarsi con gli altri? Che atteggiamento avere nei loro confronti? Si può scegliere il duello, il conflitto, la guerra. Di eventi del genere conservano memoria gli archivi, i campi di battaglia, i resti di rovine sparse nel mondo intero. Sono testimonianze della sconfitta dell’uomo, della sua incapacità – o non volontà – d’intendersi con glia ltri. Un tema al quale, nelle sue infinite varianti, si è ispirata la letteratura di ogni epoca e paese. Ma può anche succedere che, invecedi aggredire e combattere, la nostra famiglia-tribù decida di separarsi e isolarsi dagli altri. Un atteggiamento che nel tempo ha prodotto fenomeni sostanzialmente simili tra loro: la Grande Muraglia cinese, le porte di Babilonia, il limes romano e le mura di pietra degli incas. Per fortuna, ci sono prove che il genere umano è capace anche di un altro atteggiamento. Sono prove di collaborazione: resti di mercati, luoghi di sosta per rifornirsi d’acqua, dove si trovavano agorà e santuari, dove sorgono tuttora le sedi di antiche università e accademie o dove ancora si conservano tracce di vie commerciali come lavia della Seta, dell’Ambra o del Sahara. Tutti luoghi dove la gente si è incontrata, ha scambiato idee e merci, ha fatto affari, ha stretto patti e alleanze, ha scoperto finalità e valori comuni. L’altro, il diverso, non era sinonimo di estraneità, ostilità ed eventuale morte. Ciascuno scopriva di avere in sé una piccola parte dell’altro, ci credeva e viveva con quella convinzione. Ogni volta che l’uomo incontra l’altro gli si presentano tre possibilità: fargli guerra, ritirarsi dietro a un muro, aprire un dialogo. L’uomo esita da sempre tra queste re opzioni e – a seconda della situazione e della cultura – sceglie l’una o l’altra. Le sue scelte sono mutevoli: non sempre si sente sicuro. Quella della guerra è una scelta difficilmente giustificabile. Secondo me ne escono tutti perdenti, nel senso che la guerra rivela l’incapacità dell’uomo di capire, di immedesimarsi con l’altro, di mostrarsi buono e intelligente. In questo caso l’incontro con l’altro finisce sempre tragicamente, con il dramma del sangue e della morte.…[Come afferma] Cyprian Norwid (1821-1883) nell’introduzione all’Odissea si chiede quali siano le ragioni dell’ospitalità ricevutada Ulisse nel viaggio di ritorno a Itaca…Porte e cancelli non sonofatti solo per chiudersi e impedire l’accesso all’altro: possono ancheaprirsi invitandolo a entrare. Le strade non servono solo al passaggio di eserciti nemici: possono anche essere la via lungo la quale, travestito da pellegrino, viene a trovarci un dio. Grazie a questa interpretazione, cominciamo a vivere in un mondo non solo più ricco e vario, ma anche più rassicurante, nel quale noi stessi siamo disposti ad andare per primi verso l’altro. (Ryszard Kapuscinski su “Internazionale” 567, 25 novembre 2004).
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9 gennaio 2010
scuole di razza
Ieri:
Tutti biondi – Tutti con gli occhi azzurri – Tutti senza malattie
ereditarie – Tutti figli di donne ariane, belle bionde e alte – Tutti
figli di ufficiali delle SS di pura razza ariana fin da 1650 – Tutti
con certificato attestante la sanità di tutti i membri della famiglia
(progetto Lebensborn ideato e realizzato da Heinrich Himmler a partire
dal 1935 con la creazione di sei cliniche con 263 letti per le madri e
487 per i neonati…).
Oggi:
La percentuale massima di alunni con cittadinanza non italiana per ogni
classe non potrà superare il 30 per cento – Il limite verrà introdotto
gradualmente dalle prime classi in tutti gli ordini di scuola – Il
tetto del 30 per cento massimo potrà essere anche oltrepassato se gli
stranieri da integrare avranno già le competenze linguistiche per
essere inseriti in classe senza difficoltà (Indicazioni e
raccomandazioni del ministro Gelmini alle scuole italiane per
l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana – 8 gennaio
2010).
per saperne di più: Wikipedia su progetto Lebensborn La lista dei figli di Hitler dal Corriere della sera
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31 dicembre 2009
l'anno dei sogni
L’anno se ne va e muoiono i sogni. I miei
e anche quelli di tanti. Ho ancora in mente le parole di Obama contro
guerre e torture, per l’integrazione e la pace, scopro invece che un
ragazzetto nigeriano ricco e insicuro ha ridato fiato a chi predica
vendette e lotta al terrore. In uno scontro tra civiltà e integralismi
che non mi appartiene e non condivido. Il brutto di questo fine anno è
che Obama ha abboccato dimenticandosi quanto aveva detto al Cairo e
mentre in Iran si fa strage di democrazia e in Russia Putin rilancia la
politica degli armamenti.
Quando ero bambino la domenica mia madre ci vestiva a festa, camicia
bianca, calzettoni colorati fin sotto il ginocchio, pantaloncini corti
anche d’inverno, montgomery color testa di moro, come si diceva allora.
Andavamo tutti a messa, tutti meno mio padre che restava fuori ed
entrava solo per sentire la predica del prete. Per capire, commentare e
giudicare. Di altro a lui non importava. Ecco forse bisognerebbe fare
come mio padre, ritornare ad usare la ragione e non la fede. Qualunque
fede.
A proposito di sogni traditi è di pochi giorni fa il ventennale
della caduta del regime di Ceausescu. Da Bucarest Paolo Rumiz racconta
di una manifestazione di protesta e di uno striscione con la scritta
“Libertà”. Scrive che sono un centinaio, e che marciano scortati da
un’auto della Polizia col lampeggiante. Chiede contro chi protestano. E
si sente rispondere: «Contro i comunisti che governano». Poi, alla
domanda che cosa stanno celebrando, gli rispondono che celebrano «la
fregatura dell’unico Paese dell’Est dove troppo è come prima».
Anche io ero stato in Romania qualche anno dopo “la rivoluzione”. Ho
rovistato tra i miei ricordi ed è saltato fuori un mio vecchio articolo
scritto per il Messaggero ma che non venne mai pubblicato. Era il 18
dicembre 95; ecco qui quello che scrissi allora da Timisoara:
“Centinaia di morti, nessun colpevole” è scritto su uno striscione
davanti alla cattedrale ortodossa di piazza dell’Opera. Lo tengono due
uomini. E con loro, in processione sotto una grande croce, ci sono un
migliaio di persone, vecchie donne con i fazzoletti neri in testa,
giovani con il colbacco. In alto sulle case sventolano le bandiere
rumene: blu, giallo e rosse, un buco al centro là dove prima c’era lo
stemma del vecchio regime di Ceausescu: la spiga, il trattore, le
montagne e il sole rosso. Sei anni sono passati. Traditi in questi sei
anni tutti gli ideali di questo popolo: stoffette nere sulle aste delle
bandiere. “Si prepara un’altra rivoluzione” dice Nicolai Dide uno dei
cinque segretari del partito democratico, ex ministro estromesso nel
‘92.
Domenica mattina. Accende due candele in piazza settecento la mamma
di Radian Belici eroe ucciso da una fucilata sparata dagli uomini della
milizia. Altri ceri accendono davanti alle croci e alle lapidi di
Timisoara i parenti e gli amici delle vittime. Le cifre sono scritte
sulle strisce di stoffa appuntate con gli spilli sui cappotti di uomini
e donne: 44 carbonizzati, 113 uccisi dalle pallottole, 393 mutilati,
860 arrestati e torturati. Ma sono cifre ufficiali, ben più alti i
numeri della strage cominciata il 17 dicembre ‘89, quando la milizia ha
aperto il fuoco contro una popolazione che chiedeva libertà ed elezioni
democratiche. Chi sono? Quanti sono i cadaveri stivati nei tir come
carne macellata e portati negli inceneritori di Bucarest? Rivoluzione
tradita, centinaia di morti nessun colpevole. Rivoluzione che non ha
cambiato nulla. Opinione di tutti in questa piazza dove le autorità
hanno appena deposto le corone di fiori e che presto, quando sarà notte
verranno tolte dalla gente, da quelli che dicono: “Iliescu era il
numero due di Ceausescu”. Vasil Cercel, trent’anni: “La milizia è
diventata polizia, la securitate è diventata servizio di informazione.
Da allora sono cambiati i nomi e io posso parlare mentre due poliziotti
sono a pochi metri di distanza, ma per il resto il sistema Iliescu è
come il sistema Ceausescu. “E i bambini in strada continuano a chiedere
l’elemosina” dice Joan Bacho, 48 anni, mungitore, anche lui qui in
questa piazza, mentre dalla cattedrale escono i preti in processione,
mentre scendono dai gradini che sei anni fa si macchiarono del sangue
di donne e bambini. Cristianos Aspasos: “Torneremo in piazza, eravamo
migliaia, saremo di nuovo migliaia”.
Scalda il sole oggi nel sesto anno della rivoluzione, mentre la vita
prosegue male, mentre i ricordi sono ferite aperte. E il futuro è
l’annuncio di una nuova protesta. Ancora Nicolai Dide: “La Romania sta
diventando come un paese del Sud America, un due per cento ricchissimi,
tutti gli altri poverissimi. Poco, forse nulla è cambiato. Gli ex
segretari del Pc sono diventati prefetti, aziende come la Umt, la Cftb
e la Faur hanno gli stessi direttori di allora. Questa era un rivolta
anticomunista soprattutto, la rivolta è fallita. Chi era al potere
prima è al potere anche oggi. A trenta chilometri da qui tre anni fa
c’è stato il terremoto, la gente vive ancora sotto le tende, poi c’è
stata l’alluvione, tanti mangiano la terra. Di più non c’è”.
Prega la gente nel sesto anno della rivoluzione tradita. Un ragazzo
pachistano che qui al tempo di Ceausescu studiava medicina adesso dice:
vuoi sigarette? vuoi donne? vuoi droga? vuoi armi? E Maria studentessa
che quasi tutti i giorni arrotonda lavando le macchine dei ricchi ti
chiede qualche lira per mangiare; il giovane Mario ti chiede di non
scrivere il suo nome perché ancora oggi minacciano di uccidere la sua
famiglia e i suoi piccoli figli. Intanto cinquanta bambini in piazza
del mercato di giorno si fanno con la colla e di notte scendono a
dormire sotto terra, nelle fogne, tra i topi. Trentottomila sono le Srl
in questa città a sei anni dalla rivoluzione, qualche centinaio i
ricchi; poveri, traditi, disillusi tutti gli altri che se mangiano
capita una volta al dì. Mentre ha le pompe di benzina in Serbia l’ex
capo della sicurezza al tempo di Ceausescu Radu Tino, mentre fa affari
e bene se la passa Valenti Giuca che sei anni fa con i suoi Tir faceva
sparire per conto del governo di Ceausescu i cadaveri falciati per le
strade. “Iliescu come Ceausescu” dice la gente, tutta la gente in
piazza dell’Opera nel sesto anno della rivoluzione tradita”. Era il
1995, più che mai attuale.
Appunti:
da leggere: Lontana Timisoara Luca Peretti da Il Manifesto
Vent’anni dopo Rumiz da La Repubblica
Ho appena acquistato “Veleni di Stato” di Gianluca Di Feo. Nel retro
della copertina una frase di Albert Einstein : “Io non so con quali
armi sarà combattuta la Terza guerra mondiale, ma so che la Quarta
guerra mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni”. Dick Chaney
diceva che la guerra al terrore durerà almeno un secolo. Guai per tutti
se si avvera…davvero non vorrei trovarmi nel mondo immaginato dalla
scrittrice britannica Phyllis Dorothy James nel suo “I figli degli
uomini (Children of Men)” e raccontato al cinema da Alfonso Cuarón:
…2027, la razza umana sta per estinguersi… Londra è infestata da frange
nazionaliste violente che vorrebbero mandar via dall’Inghilterra tutti
gli immigrati…
Auguri
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30 dicembre 2009
1984 più o meno
Londra, 1984 più o meno;dal Ministero dell’Amore, dal Ministero della Pace e dal Ministero della Verità, Via Negri 4, Milano, futura sede de Il Giornale
Disposizioni per il prossimo 29.12.09:
1) Fermiamo gli immigrati islamici (firmato V.Feltri);
2) L’Islam moderato non esiste (D. Santanchè);
3) Perché non possiamo più fidarci neppure dei bravi ragazzi (R.Farina)
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26 dicembre 2009
ricordi di natale
Il mio primo ricordo del natale risale a
quando avevo sei o sette anni. Quella mattina io e i miei fratelli ci
alzammo più presto del solito e in sala sotto l’albero trovammo i
regali: i miei doni erano una bellissima camicia di fustagno a
quadretti rossi e blu, un berretto di lana col fiocco, una trottola di
latta e un soldatino con tamburo anche questo di latta. Restammo senza
fiato dalla gioia e ancora adesso ho la sensazione di aver vissuto e di
essere stato parte di una grandissima magia. Poi mia madre ci preparò
per andare a messa facendoci indossare la camicia di fustagno e il
berretto portati da babbo natale che anche allora era un omone vestito
di rosso con la slitta tirata dalle renne e i sacchi pieni di
giocattoli. Ma diversamente da oggi, era un tipo molto più simpatico. E
certo nessuno avrebbe mai pensato di dirgli di portare in regalo
tessere di partito.
Nb: da rileggere perché ancora attuale intercettazioni di natale
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18 dicembre 2009
solo coincidenze

Benito Mussolini in una foto d’epoca con una benda attorno al naso
all’indomani dell’attentato, il 7 aprile del ’26, ad opera di una
psicopatica irlandese, Violet Gibson, che gli spara sul piazzale del
Campidoglio. Ferito superficialmente, il capo del fascismo presiede poi regolarmente la cerimonia di insediamento del nuovo
direttorio fascista e nel discorso tenuto per l’occasione pronuncia
uno dei suoi celebri motti: “Se avanzo, seguitemi; se indietreggio,
uccidetemi; se muoio, vendicatemi”.
mussolini
campidoglio
violet gibson
| inviato da fpg50 il 18/12/2009 alle 13:38 | |
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15 dicembre 2009
Miracolo a Milano...o no?
processato, inguaiato, incazzato, indebolito, colpito, ferito, salvato, miracolato, beatificato, rinato, restaurato, potenziato…
e la storia potrebbe ripetersi:
passato:
… nella notte il ministro dell’interno, l’onorevole
Federzoni, inviò ai prefetti due telegrammi riservati. Le disposizioni
invitavano, in particolare, le autorità ad esercitare la sorveglianza
più vigile su circoli, associazioni, esercizi pubblici che potessero
costituire pericolo per l’ordine pubblico e, se del caso, ad attuarne
la chiusura forzata. Le autorità erano altresì autorizzate ad avvalersi
senza scrupoli del fermo temporaneo nei confronti degli oppositori
politici. Inoltre i prefetti venivano invitati ad applicare con rigore
assoluto il decreto legge atto a “reprimere gli abusi della stampa
periodica”, approvato durante il Consiglio dei ministri del 7 luglio
1924, ma fino a questo momento usato quasi esclusivamente nei confronti
della stampa di ispirazione comunista. Il decreto conferiva ai
prefetti, ossia al governo, il potere di diffidare o addirittura
sequestrare, il giornale che diffondesse “notizie false e tendenziose
atte a turbare l’ordine pubblico”. Una successiva circolare
interpretativa del ministro Federzoni aveva, fin da subito, sgombrato
il campo dagli equivoci: il giornale poteva essere sequestrato anche se
la notizia pubblicata si fosse rivelata vera. (da wikipedia).
presente:
Dopo sei mesi di proteste di piazza seguite alla
contestata rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad , la Guida
suprema iraniana l’ayatollah Ali Khamenei ha affermato: “l’opposizione
sarà eliminata agli occhi della nazione”.
Tra le cose che oggi ho letto e che condivido:
1) “Niente leggi contro la libertà di tutti” di Massimo Russo e Vittorio Zambardino
2) “Centrodestra compatto: “È una conseguenza del clima di odio”. Finalmente un po’ di autocritica”. (da Spinoza, Un blog serissimo
3) Valentino Parlato sul Manifesto di oggi: “Sono passati due giorni
dall’aggressione a Silvio Berlusconi in piazza del Duomo e si può
tentare di ragionare a mente fredda. Certo esprimere il dispiacere, e
anche solidarietà, al presidente del Consiglio. Ma in fasi di tensione
(e ci siamo per la crisi della democrazia e dell’economia) queste
aggressioni sono nel conto….Siamno in una difficile, pericolosa crisi
politicae democratica e Berlusconi cerca di trarne il massimo
profitto…Tentando sempre di ragionare a mente fredda, è chiaroi che il
cavaliere in difficoltà ha guadagnato un punto con il colpo scagliato
dal provvidenziale Tartaglia. Adesso promuovere una manifestazione di
piazza contro Berlusconi è più dificile, ma non per questo si deve
mollare…Non basta dire – ma occorre insistere nel dirlo – che
Berlusconi liquida democrazia e costituzione. Occorre produrre un
programma, da discutere con i cittadini (anche con quelli che votano
Berlusconi per puro disimpegno), che definisca obiettivi concreti per
la ripresa della democrazia, dell’occupazione, della scuola. I partiti,
che ancora ci sono, i sindacati, le cooperative, le associazioni
politiche e culturali, alcune trasmissioni televisive (penso a Report,
Anno Zero, Ballarò) dovrebbero attivare la comunicazione tra loro.
Costruire un fronte non solo di liberazione nazionale, ma di rinascita
della Repubblica, finora soffocata e mortificata non solo da
Berlusconi, ma anche, dalla moltiplicazione e prevalenza degli
interesse di gruppo o di singoli su quello di noi tutti…”.
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12 dicembre 2009
la strage di Stato
Il 12 dicembre 1969 un ordigno
contenente sette chili di tritolo esplode alle 16,37, nella sede della
Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Il
bilancio delle vittime è di 16 morti e 87 feriti. Guarda la strage di piazza Fontana (wikipedia)
Alla fine ho trovato quello che cercavo. Impolverati, con le pagine
ingiallite dal tempo e le copertine scollate, ho tra le mani due libri
preziosi: uno è “Il silenzio di Stato”, Sapere Edizioni, scritto da
Pino Nicotri e dal Comitato di documentazione antifascista di Padova, e
l’altro è “La strage di Stato”, edito da La nuova sinistra, autori “un
gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare”. Nel primo in
copertina c’è il disegno delle tre scimmiette “non vedo, non sento e
non parlo” e nel secondo due militari di spalle e la foto di Pietro
Valpreda. Due lavori di controinformazione e che rivelano, come scrive
Nicotri parlando dei suo Il silenzio di Stato, “tutte le
protezioni che i neonazisti veneti capeggiati da Franco Freda hanno
avuto nella Padova degli anni della strategia della tensione per poter
prima imparare a mettere le bombe nei treni e poi organizzare la strage
di piazza Fontana. Il libro racconta anche come il Ministero
dell’Interno ha fatto sparire le testimonianze che avrebbero potuto
portare agli autori della strage nel giro di 48 ore, e come i servizi
segreti militari hanno prima allevato la cellula terrorista di Freda e
poi fatto fuggire all’estero alcuni suoi imputati”.
Ho copiato qui un passaggio del libro: “A tre giorni dagli attentati
il proprietario della valigeria Al Duomo di Padova telefona in Questura
affermando di aver venduto due giorni prima degli attentati proprio
quattro borse. Una sua commessa riconoscerà poi in Freda l’acquirente.
Un compagno, anche lui non appena il Giorno pubblica le foto del
particolare disegno della borsa rinvenuta alla Banca Commerciale,
accortosi di possederne una uguale la fa vedere a un poliziotto…il
poliziotto se la cava dicendo che ormai sanno chi è il
colpevole…L’episodio venne da noi portato a conoscenza del giudice
D’Ambrosio e del settimanale L’Espresso. Così sollecitato D’Ambrosio fa
fare delle ricerche a Padova e solo così verrà alla luce la storia
delle altre quattro borse, quelle degli attentati”.
Il secondo libro “la strage di Stato” è tutto in rete a questo indirizzo
Concludo citando ancora Nicotri: “l’Ufficio Politico della questura
di Milano e una sezione molto delicata e chiacchierata del ministero
degli Interni, l’Ufficio Affari Riservati, sapevano molto bene sia
dell’acquisto che della testimonianza e della relativa sparizione
[delle borse], ma si erano entrambi ben guardati dal comunicare
alcunché ai magistrati…”. ”…Sarà il più volte ministro della Difesa e
capo del governo Giulio Andreotti a dover infine rendere pubblico che i
servizi segreti militari erano da tempo in contatto con quei terroristi
tramite il giornalista Guido Giannettini, arruolato a libro paga come
“l’agente Z”. Se quegli organi dello Stato non avessero cospirato,
mentito, depistato e insabbiato, il “mistero” della strage del 12
dicembre sarebbe stato risolto in meno di una settimana…”.
Post scriptum: a proposito di ambiente su radio radicale ho sentito
Elisabetta Zamparutti che diceva: “Le autorità della sicurezza di
Francia, Inghilterra e Finlandia hanno condannato quei reattori che in
forza dell’accordo tra Berlusconi e Sarkozy dovranno essere installati
in Italia”; a proposito di guerra, mi sono saltati i nervi sentendo
Obama a Oslo che parlava di guerre giuste; a proposito di Berlusconi
secondo il quale l’80 per cento dei giornali sono di sinistra riporto
qui alcune importanti testate italiane con relativa proprietà (di
sinistra?): Il Giornale (Società europea di Edizioni, riferibile a
Berlusconi), Il Corriere della Sera (R.c.s. Quotidiani spa), Il
Messaggero, Il mattino, Il Gazzettino (Caltagirone Editore), La Stampa
(Editrice La Stampa), Il Foglio (Il Foglio quotidiano Società
cooperativa), Libero (Cooperativa editoriale Libero s.r.l.), Il Tempo
(Domenico Bonifaci), Panorama (Mondadori), Il Sole (Confindustria).
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7 dicembre 2009
Galileo, la natura, la verità
Ricordo che d’estate mio padre e i suoi
amici risalivano lungo il torrente ormai in secca armati di bastoni.
Qualcuno aveva gli stivali, ma tanti erano a piedi nudi. Muovevano i
sassi e sollevavano quelli più grossi, cercando di intrappolare le
trote nelle poche pozze rimaste. Era una pesca con le mani, e bisognava
essere bravi. Ma quegli uomini erano bravi e con la natura , erano gli anni cinquanta, avevano un
rapporto ben diverso da quello che abbiamo noi.
Mio padre leggeva molto, anche libri di fantascienza, ma mai credo
avrebbe potuto immaginarsi che cinquant’anni dopo sui giornali
sarebbero apparsi articoli nei quali si diceva che la terra era in
pericolo.
“Anno 2009 – scrive Marco Mongello sull’Unità di oggi
– Il pianeta terra è a rischio autodistruzione a causa
dell’inquinamento atmosferico e del conseguente aumento della
temperatura. Nei capannoni di un centro congressi alla periferia di
Copenhagen, i rappresentanti politici di tutto il pianeta si incontrano
per cercare di concordare una riduzione delle emissioni di gas serra,
mentre le telecamere rimbalzano le immagini del summit ai quattro
angoli del globo, tra i grattaceli scintillanti delle metropoli ricche
e inquinanti e tra le baraccopoli delle regioni già sconvolte da
uragani, alluvioni e siccità di un clima impazzito”. E Mongello
continua: “Potrebbe sembrare l’inizio di un racconto di fantascienza,
ma è la realtà”.
Una realtà fuori di senno. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food
International Italia: “Produciamo cibo in eccesso per 12 miliardi di
persone, il doppio della popolazione mondiale, e 1 miliardo di persone
soffre la fame”.
A poche settimane dalla fine del 2009, a Chieti uno spettacolo teatrale messo in scena dall’associazione culturale La Pecora nera
di Lanciano ci ha ricordato che questo è l’anno di Galileo, l’autore
del Dialogo sopra i massimi sistemi e col quale si rivolge al discreto lettore
e alle persone che hanno la mente aperta e in grado di ascoltare con
rispetto anche chi ha idee diverse. Battaglia non facile allora come
oggi dove la censura e la violenza sembrano voler nascondere la verità.
Galileo ha cercato di dire che la scienza deve risultare libera da ogni
cappio ideologico e politico e deve essere strumento di progresso degli
uomini e non fonte della loro distruzione. La Chiesa l’ha costretto
all’abiura. Anche Brecht in un’opera che va sotto il titolo di Cinque difficoltà nello scrivere la verità”, scritta nel 1935, raccontò delle difficoltà che si incontrano nel combattere la menzogna e l’ignoranza e scrivere la verità.
L’altro giorno, sabato 3 dicembre a Roma c’era un fiume
inarrestabile di cittadini che dicevano no a questo regime. La questura
li ha ridotti a 90 mila, i giornali e le tv (non tutti) li hanno fatti
vedere col cannocchiale, non per illuminare un particolare e capire
l’universale, ma per nascondere la moltitudine, anzi la verità. Come
sempre accade.
Tu non sai: ci sono betulle anche di notte
levano le loro radici, e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano o diventano
sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi
diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire. (Alda Merini)
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4 dicembre 2009
No B Day: io ci sarò
Ci sarò anche io al No B Day.
Contro l’arroganza del potere che oggi è rappresentata da mister B. ma
anche contro i tanti come lui, sia quelli che ci sono stati prima e sia
quelli che si affacciano dal solito balcone per il dopo. Ci sarò perché
l’anomalia più grande oltre a Mister B al governo è che ci siano
persone che lo hanno votato e lo voterebbero ancora in cambio di
privilegi, illegalità, concentrazioni di potere, leggi inique,
tolleranza zero, persecuzioni delle devianze, restringimenti delle
libertà e galere. Ci sarò contro divieti e manette, da qualunque colore
provengano, e contro chi inneggia all’identità o alla difesa della
religione. Nel nome della Costituzione rimasta inattuata.
no b day
| inviato da fpg50 il 4/12/2009 alle 20:54 | |
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28 novembre 2009
ora la Lega vuole le leggi razziali
La Lega insiste: niente voto agli immigrati e cassa integrazione limitata a sei mesi. Da aggiungere ai miei precedenti conseguenze, conseguenze/2, strange fruit e a quando ogni straniero è nemico
La prima schiavitù è la frontiera. Chi dice frontiera,
dice fasciatura. Cancellate la frontiera, levate il doganiere, togliete
il soldato, in altre parole siate liberi. La pace seguirà. (Victor Hugo)
…il tuo Cristo è ebreo, la tua macchina è giapponese, la
tua puzza è italiana, la tua democrazia greca, il tuo caffè brasiliano,
la tua vacanza turca, i tuoi numeri arabi, il tuo alfabeto è latino…[…]
hai sollevato il lenzuolo tessuto in cotone, fibra scoperta per la
prima volta in India nel VI secolo A.C., poi ti sei infilato le
ciabatte, calzature degli indiani algonchini, poi hai fatto colazione
in una scodella di ceramica realizzata con un processo inventato in
Cina in cui hai messo del caffè che arriva dall’Abissinia o del tè che
arriva dalla Cina o del cacao che arriva dal Sud America. Poi sei
uscito e hai comperato un giornale stampato su carta processo inventato
in Cina, stampato con caratteri mobili, processo inventato in Europa,
l’hai pagato con una moneta invenzione della Numidia… (da Il diverso come icona del male, Marco Aime e Emanuele Severino) - N.B. grazie a Pia che mi ha consigliato il libro qualche mese fa.
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21 novembre 2009
la battuta di Pannella
Sam
Rainsy (leader dell’opposizione in Cambogia) nel suo intervento di ieri
al Consiglio generale del Partito Radicale Nonviolento transnazionale e
transpartito in corso a Roma: “…in Cambogia c’è una facciata di
democrazia, è democrazia fasulla…abbiamo un parlamento
finto…l’opposizione non è stata in grado di dire nulla, di proporre una
legge. Di ottenere un emendamento. Niente”.
Marco Pannella: “Scusa Sam, ma stai parlando della Cambogia o dell’Italia?”.
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17 novembre 2009
un po' di viola in attesa del 5.12.09
no berlusconi day
5.12.09
| inviato da fpg50 il 17/11/2009 alle 10:5 | |
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13 novembre 2009
il processo breve e la dottrina della scienza
Tesi: riforma della giustizia, riduzione della durata dei processi, accelerazione dei tempi della giustizia…
Antitesi: porcheria, incostituzionale e immorale, colpo di spugna per i
soliti potenti, salvacondotto, amnistia, effetti devastanti…
Sintesi: Vittorio Feltri su Il Giornale del 13 novembre: permettere al
Cavaliere di aggirare le trappole giudiziarie e assolvere al suo dovere
di governare senza incubi né ossessioni.
…Mi ascolti bene. Io ho una missione storica da compiere cui sono stato chiamato dalla provvidenza…
(Hitler al cancelliere austriaco Schuchnigg – brano da “Hitler, il
figlio della Germania”, di Antonio Spinosa, pag. 369, Mondadori)
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11 novembre 2009
ancora sul Muro, anzi dopo
micromega
il muro
angelo d'orsi
| inviato da fpg50 il 11/11/2009 alle 10:15 | |
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10 novembre 2009
i diritti dei lettori
A tutti i cittadini sono permesse la
fondazione e la direzione di qualunque organo d’espressione del
pensiero senza bisogno di registrazione o di autorizzazione. E’ uno dei
punti, anzi il primo punto della bozza dello Statuto dei diritti dei
lettori che viene presentata oggi a Roma da Enzo Marzo, presidente
della Società Pannunzio per la libertà d’informazione. Intervengono
Stefano Rodotà su “Cittadini e informazione”, Michela Manetti su
“Diritto a essere informati nella Costituzione”, Luigi Ferrajoli su
“Garanzie e giornali”; Guslavo Zagrebelsky e Salvatore Bragantini.
Sono sei i punti della bozza dello Statuto dei diritti dei lettori:
1) diritto a un’informazione liberata, 2) diritto alla trasparenza
(conoscenza della composizione dell’assetto proprietario del prodotto
giornalistico), 3) diritto ad essere garantiti, 4) diritto di
intervento (replica e rettifica), 5) diritto a una informazione
corretta (regole e norme deontologiche), 6) diritto alla tutela contro
la frode pubblicitaria.
qui di sequito il pdf della bozza per uno Statuto dei diritti dei lettori promosso dalla Società Pannunzio statuto_lettori
Nb. Io ho aderito alla Società Pannunzio
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9 novembre 2009
quelle candele al di là del Muro
In questi giorni si straparla sul Muro,
sulla fine del simbolo del comunismo sovietico, sul popolo e sul suo
innato bisogno di libertà. E ancora si straparla del Muro per
nascondere la verità agli uni di qua e agli altri di là. Ma non si
parla o comunque si parla poco delle manifestazioni di settembre e
ottobre a Lipsia e in quella che era la Berlino dell’Est.
Io in quei giorni di vigilia ero lì. E come ho già scritto in altri
post, dopo un viaggio-lavoro nella Rdt, come si chiamava prima
dell’unificazione la parte Ovest, dopo essere passato per Dortmund,
Francoforte, Amburgo, Berlino Ovest, col treno della S-Bahn arrivai
dall’altra parte proprio nei giorni che precedettero le celebrazioni
per i 40 anni della Ddr. Mi ricordo i poliziotti in divisa
grigio-azzurro, gli stivaloni e le grosse cinture, i venditori di
wurstel in Alexanderplatz, gli operai che montavano il palco per le
autorità, il palco che poi avrebbe accolto i vari Ceausescu,
Jaruzelsky, Jakes, Zhiwkov e lo stesso Honecker. In quei giorni ho
passeggiato in lungo e in largo, ma soprattutto ho incontrato i ragazzi
del Neues Forum: si radunavano davanti alle chiese spesso silenziosi,
come in preghiera, e accendevano centinaia anzi migliaia di candeline.
Ricordo che le fiammelle tingevano la sera di giallo e di rosso e
stavano lì in attesa. Ore e ore, finché non venne la grande sera del
crollo. Una rivolta pacifica, coi volantini che passavano di mano in
mano. Una specie di autunno caldo nel segno del cambiamento (Wende), un
sessantotto. Le richieste sui volantini non erano più quelle Wir wollen raus, Vogliamo andar via, ma Wir bleiben hier,
Noi rimaniamo qui. I miei amici tedeschi mi mostravano il palazzo della
Stasi, era buio, incuteva paura, ma loro quei ragazzi la paura questa
volta non l’avevano più.
In rete ho trovato un volantino della Neues Forum diffuso in quei giorni, lo riporto qui perché serve a capire: “Vogliamo più spazio per l’iniziativa economica ma non una
degenerazione in una società in cui prevalgano i più forti. Vogliamo
conservare ciò che si è dimostrato valido e, tuttavia, far spazio a
innovazioni che permettano di vivere risparmiando risorse e in maggiore
armonia con la natura. Vogliamo relazioni sociali ordinate, ma non
sotto tutela. Vogliamo esseri umani liberi, consapevoli di sè che però
agiscano con consapevolezza sociale. Vogliamo essere protetti dalla
violenza senza dover sopportare uno stato di sgherri e di confidenti
della polizia. I fannulloni e gli sbruffoni devono essere allontanati
dalle loro poltrone, ma non vogliamo svantaggi per chi è socialmente
debole e indifeso. Vogliamo un sistema sanitario efficiente e per
tutti, ma nessuno deve avere la possibilità di spassarsela a spese
degli altri. Vogliamo esportare e partecipare al mercato globale, e
tuttavia senza diventare né debitori e servi degli stati più
industrializzati né sfruttatori e creditori dei paesi più poveri”.
Quando tornai a casa da quel mio viaggio, nella testa mi restò a
lungo l’immagine – immagine che rivedo anche oggi – di Gunther e
Christopf , divisi da un muro e che piano piano diventava acqua, anzi
uno specchio, dove i due fratelli, quello che era rimasto per cambiare
il proprio paese dall’interno e quell’altro fuggito per tentare di
cambiarlo dall’esterno, diventavano un’unica persona.
Poi il Muro fu abbattuto e fu chiamata Unificazione.
Alexander Platz lyrics (Battiato)
E di colpo venne il mese di Febbraio
faceva freddo in quella casa
mi ripetevi: sai che d’Inverno
si vive bene come di Primavera!
Sì sì proprio così.
La bidella ritornava dalla scuola
un po’ più presto per aiutarmi
“ti vedo stanca hai le borse sotto gli occhi
come ti trovi a Berlino Est?”
Alexander Platz aufwiederseen
c’era la neve
faccio quattro passi a piedi
fino alla frontiera:
“vengo con te”.
E la sera rincasavo sempre tardi
solo i miei passi lungo i viali
e mi piaceva
spolverare fare i letti
poi restarmene in disparte come vera principessa
prigioniera del suo film
che aspetta all’angolo come Marlene.
Hai le borse sotto gli occhi
come ti trovi a Berlino Est?
Alexander Platz aufwiederseen
c’era la neve
ci vediamo questa sera fuori dal teatro
“ti piace Schubert?”
Guarda ddr
San Nicola sfidò la Stasi
Battiato canta Alexander Platz lyrics
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7 novembre 2009
dialoghi sul muro
Botta e risposta:
Nel ventennale della ricorrenza della caduta del Muro di Berlino, il Pdl propone celebrazioni ufficiali e momenti di approfondimento, al fine di sensibilizzare le giovani generazioni… con l’auspicio che non vi sia più bisogno di erigere muri tra i popoli.
Forse perché fuori moda…del resto al posto del muro hanno il Mediterraneo e la legge sulla sicurezza.
Qui sotto alcuni stralci di un mio post dello scorso 22 maggio Si intitolava tempo di muri. “Est e Ovest sono due categorie sempre più relative, dipende dai punti di vista; la cosa importante è una sola: tutti hanno diritto ad andare dove vogliono e costruirsi una vita in qualunque paese. Siano essi tedeschi dell’Est o dell’Ovest”. Frasi datate e ormai superate. Fanno parte dei miei vecchi taccuini di viaggio e sono parole pronunciate da Gunther nell’ottobre dell’89 a Berlino Est. In una vecchia casa a Weissensee, in un appartamento riscaldato a carbone, in un grigio palazzo popolare di cinque piani senza ascensore, mi incontravo con Gunther pastore protestante e i due figli Christoph e Bernhard, quest’ultimo appena arrivato da Berlino Ovest dopo aver attraversato il confine sulla Friedrich strasse dieci anni dopo il suo salto del Muro.
Quell’incontro tra “gente divisa”, è ancora nella mia mente, i taccuini quasi non servono. Quella gente me la vedo ancora davanti, da una parte c’era chi era rimasto per cambiare il proprio paese dall’interno e dall’altra Bernhard fuggito per tentare di cambiarlo dall’esterno. Parole di Gunther mentre mi mostrava un volantino scritto con carta carbone della Neues forum: “La gente scappa perché vuole libertà, perché non può vivere sotto tutela. Certo, molti scappano dalla Ddr perché vogliono più soldi o perché se li hanno non hanno nulla da comperare. In realtà si scappa anche perché si cerca un futuro”. C’era una parola in quell’incontro che veniva ripetuta in continuazione. Quella parola era un verbo, era wagen che significa osare. “Adesso qui all’Est – mi dicevano Gunther e Christopf – la gente ha cominciato a osare, e ha trovato il coraggio non solo di scappare, ma anche di protestare e chiedere. Soprattutto due cose: giustizia e libertà”.
Un mese dopo quel nostro incontro, in meno di mezz’ora, la sera del 9 novembre furono migliaia le persone che scavalcarono il muro e passarono a Ovest; in dieci giorni diventarono migliaia: il Muro alto 3 metri e mezzo, costruito nel 61, a poco a poco venne abbattuto a colpi di piccone. “E’ la più grande migrazione dai tempi della seconda guerra mondiale” scrive nel suo “Patria” (pagina 285) Enrico Deaglio.
…quella lontana sera dell’89, quando salutai Gunther, suo padre e suo fratello, me ne andai a passeggio per un po’ per la Weissensee…nel quartiere vi abitavano gli ebrei, i nazisti li presero, li marchiarono come buoi poi li spedirono nelle camere a gas. Intorno a me vecchi palazzi guglielmini con i segni della guerra: lì raffiche di mitra, più in là un buco di una granata…
Letture: 1) All’Est ho imparato velocemente ad essere preparato a tutto (Vite nuove, Ingo Shulze – Feltrinelli) 2) Quando il muro di Berlino è caduto… 3)In piazza a Lipsia con euforia e paura (Ingo Shulze sul Corriere della sera, 9 ottobre 2009)
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